| MAURO MAZZOTTI ANALIZZA LA FINALE SCUDETTO | ||||
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Rien ne va plus, le jeux sont faits. Lavoro di un anno sulla roulette di una finale al meglio delle sette partite. T&A San Marino-Rimini, fuori i secondi e giocatori in campo. Grande baseball, questo è sicuro. Tempo per disegnare l'affresco di una stagione però ce n'è e ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere con Mauro Mazzotti. Mauro, come avete vissuto il round robin? “Con sensazioni alterne. Abbiamo iniziato benissimo con le due vittorie su Rimini, poi è stata sprecata l'opportunità di andare 3-0 in quella gara3 di domenica sera. Un fatto che ci siamo portati dietro anche per le prime due partite della serie con Nettuno, giocate non benissimo. Nella terza con la Danesi, invece, pur non essendo stata una gara esteticamente molto bella, siamo venuti fuori con voglia, grinta e determinazione. Lì il nostro morale si è risollevato, poi è arrivato l'ottimo esordio con Bologna e infine le due partite del Gianni Falchi, match che ci siamo dovuti sudare perché i nostri avversari non hanno lasciato niente al casoâ€. Cosa ti ha fatto più piacere dal punto di vista tecnico in questa stagione? “Inizio difficile per mille motivi, perché dovevamo reimpostare una squadra pensata in maniera diversa. Avevamo perso Granato e c'erano tanti punti interrogativi, dall'adattamento di Rodriguez a una squadra di vertice all'impatto di Bittar come interbase fino alla maniera con la quale sostituire Pantaleoni, infortunato. Infine la panchina un po' corta ma che una volta chiamata in causa ha sempre risposto, ad esempio con novità come Pulzetti. Tanti punti interrogativi che si sono trasformati presto in certezzeâ€. Quarta finale scudetto in cinque anni, bel risultato... “Essere riusciti a imporsi è un dato di vanto per una società relativamente giovane a livello di fondazione e come squadra di vertice. Il difficile, per assurdo, non è vincere ma confermarsi in alto. Bisogna sempre fare le scelte giuste e non basta un anno fortunatoâ€. È derby con Rimini, cosa ti aspetti dal contorno? “Il pathos c'è, ma è più per la finale piuttosto che per il derby. I ragazzi si conoscono, sanno com'è l'ambiente e in molti casi c'è amicizia. La rivalità la fa il campo, quella è inevitabile che ci sia, così come è innegabile il campanile. Sarà una bella serieâ€. Quale sarà la chiave tecnica principale? “Tendenzialmente, a grandi linee, la serie si presenta coi loro lanciatori contro i nostri battitori e ogni squadra cercherà di colmare il gap nel settore in cui, in teoria, è sfavorita. Chi lo farà meglio probabilmente porterà a casa lo scudettoâ€. |
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